Prima di iniziare a scrivere sulle poesie e sulla persona di Edvino Ugolini, ritengo importante dire qualcosa su di me, per capire meglio il forte rapporto di amicizia che si è instaurato in tempi recenti tra di noi.
Un bel giorno nella mia vita di poeta, nel febbraio del 1977, dopo aver tradotto per alcuni anni poeti russi, ho cominciato a scrivere io stesso poesie in russo. Da quel giorno e per i prossimi undici anni ho scritto almeno una poesia al giorno in russo.
Il motivo era molto semplice: ero stato contaminato, al di là delle mie esperienze precedenti, dallo spirito Rivoluzionario. Ogni poema scritto in russo, indipendentemente se era sul cambio delle stagioni, sulla lotta dei sandinisti in Nicaragua, sulla mia infanzia, sui miei compagni, sul movimento antinucleare - tutto questo si inseriva in un contesto Rivoluzionario.
Riuscivo ad esprimermi in modo più semplice che nella mia stessa lingua. Ero in uno stato di perenne stupore. Se gli altri si beffavano delle mie poesie quando le leggevo (e le leggevo spesso nei caffè e in altri posti) oppure le respingevano come mera propaganda, a me di questo non importava nulla. Ero travolto dalla passione. Non mi ero mai sentito così prima di allora, tutt’uno con il centro di me stesso come poeta e come essere umano. Il punto non era se scrivevo poesie belle o brutte. L’unica cosa importante era il fatto che esse mi ispiravano a confrontarmi con il mondo, a rivelarlo ed infine a cambiarlo e che esse appartenevano ad una dimensione più ampia e ne erano al servizio. Tutto il resto era irrilevante.
Anche Edvino Ugolini appartiene a quella sorta di poeti. Egli è una propaganda per lo spirito umano nella sua potenzialità più profonda ed espansiva. Egli è dentro di sé un poeta della solidarietà sulla strada verso la trasformazione spirituale e materiale. Sebbene egli sia nato a Trieste, è stato influenzato da un’altra lingua – in questo caso il tedesco – e da poeti appartenenti alla tradizione comunista (Toller, Beimler, Brecht, per esempio) come pure dalla tradizione filosofica (soprattutto Marx ed Engels) che sono alla base del suo attivismo culturale. La sua essenza è sia italiana che “tradotta”, un regno dove la dialettica e la filosofia sono l’ispirazione per il suo grande desiderio di ricominciare continuamente. Non a caso una delle sue poesie più incisive della sua precedente raccolta “Bagliori” – stampata sul retro della copertina – ha il titolo in tedesco: Unter dem Pflaster liegt der Strand.
Sotto il selciato la spiaggia
Sotto la morte la vita
Sotto tutto questo marcio la speranza
Sotto la repressione la libertà
Sotto i soprusi le idee
Sotto l’indifferenza l’amore
Sotto la fine l’inizio
Questa poesia è sia dialettica in senso marxista, sia di-alettica in senso heideggeriano e interpreta fedelmente la volontà inarrestabile di Ugolini di superare la disperazione individuale e collettiva e di affermare l’elevazione spirituale di tutti gli esseri viventi. Nel suo libro “Intrecci” dove si intrecciano per l’appunto poesie e pensieri, egli assume strategie filosofico-politiche da pensatore poetico e da poeta pensante. E questa è una riflessione sul percorso spirituale in questo momento, in cui le forze dell’ingiustizia e dell’oppressione hanno talmente monopolizzato la coscienza umana che qualsiasi affermazione totalizzante del mondo sembra completamente fuori discussione.
Tuttavia esiste il “movimento dei movimenti” e Edvino, come altri milioni (in continuo aumento) è una parte entusiasta di esso. Genova, Firenze, Praga – le poesie in questo libro intendono riflettere le attuali lotte per la democrazia nel mondo. E quando egli scrive in una delle sue poesie:
La rinascita e l’illusione
La sconfitta e la rivincita
Il sentimento solidale
Verso i più deboli
Destini diversi uniti
In un gesto di tenero affetto
egli esprime le speranze di questa generazione che sono anche i sentimenti di un numero sempre maggiore di giovani in tutto il mondo. Egli pone le domande più semplici. Per esempio: “ Che cos’è la diversità? E’ una forma deviante…una malattia…un rifugio…un alibi?” E le sue risposte in forma poetica sono dei rimedi per quelli che sono sempre più alla deriva in un’era dove, a dispetto delle vaste reti di comunicazione tecnologica, il senso di futilità e nullità è sempre più palpabile e si manifesta attraverso prodotti di consumo in un mondo dominato da un capitalismo impazzito.
Le cose più importanti le scrive come chi è in uno stato perenne di stupore, con tenerezza ma anche con rabbia; e questa varietà di sentimenti rende i tributi a Carlo Giuliani, il giovane manifestante ucciso un anno fa a Genova dalla polizia fascista, e alla lotta del popolo palestinese ancora più struggenti. Il suo toccante omaggio a Izet Sarajlic, letto davanti alla tomba del poeta a Sarajevo, dove decine di persone sono accorse da tutto il mondo per commemorare il grande poeta con un festival organizzato dalla Multimedia Edizioni di Salerno, è un altro esempio della portata internazionale del libro di Ugolini.
E nella poesia scritta in americano dedicata a me e di cui mi sento onorato, egli asserisce un’amicizia che sebbene recente viene letta come verità naturale e che recita: “Essa (l’amicizia) è sempre stata così e così sempre sarà e la mia poesia afferma la sua esistenza come fatto spirituale.”
Ho avuto l’occasione di sentirlo leggere alcuni di questi “fatti spirituali” durante uno sciopero generale a Trieste. Dopo aver letto un brano dal mio libro “Warcane” (tradotto da Raffaella Marzano) che seguiva alla mia lettura in americano, egli ha recitato le sue poesie e anche le mie con l’intensità di un poeta, il cui impegno con le parole ed il loro potenziale di denuncia civile è naturale come respirare l’aria, e come aveva già fatto la sera prima in una radio locale.
In Edvino Ugolini trovate Edvino Ugolini. Trovate qualcuno che lavora per rivelare un mondo che non è soltanto in movimento ma che la sua partecipazione aiuta a cambiare.
E trovate qualcos'altro: l'esuberanza che Edvino Ugolini manifesta con le persone non è una cosa distaccata dalle sue poesie, non è “un tratto personale”. Ed è un’esperienza indimenticabile. La sua affermazione di essere fisico attraverso un arsenale di braccia più potenti dei fucili, braccia che sembrano più di quelle di cui un essere umano è dotato, braccia che sono sempre aperte in un abbraccio amichevole con le persone che lui incontra sulla strada della vita. Questa esuberanza nell’osservare, nell’affrontare un discorso e nel conversare è talmente affermativa che viene da pensare: QUESTO è il vero spirito Rivoluzionario! QUESTO è quello che manca a tanti compagni e amici impegnati: l’energia è di un tale onesto entusiasmo, come se incontrare un’altra persona significherebbe rifare il mondo e il fiume eccitato di parole che sgorgano senza respiro come i bambini quando escono da scuola per correre e giocare nella scuola più grande della vita.
Se la vita venisse contaminata da Edvino Ugolini, verrebbe curata dalle sue malattie, questo è certo.
Jack Hirschman
Marghera
Novembre, 2002