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bagliori
  Prefazione di Fabio Russo 

Può riuscire anche sviante un'intromissione alla lettura subito prima di una raccolta poetica.

Il lettore che ama vedere e trovare da sé una via di approccio o una pista di interessi può cercare piuttosto una risposta specifica ai propri problemì o invece riconoscere un significato oggettivo indipendente nel testo sotto gli occhi. E l'autore a chi parla, di sé a qualcuno che è amico o di casi del mondo agli altri? Ipotesi perfino oziosa, considerato adeguatamente il rapporto autore-opera, autore-pubblico, quindi lettore-poesia.Qui, in queste pagine, una nuova raccolta di componimenti di Edvino Ugolini si configura sulla spinta di un entusiasmo teso al ribelle e di un impulso a osservare dentro e fuori. Appunto Bagliori, come sprazzi dì vitalità o magari residui di un esistere tormentato. Amarezza, insoddisfazione e rimpianto, rabbia e ricerca di qualcosa di affidabile, che valga (come nel messaggio di Momenti, in Vita e Morte).E' rilevante l'andamento tematico di riscontro di sé, di interrogativi sull'ambiente, secondo una traccia di problematiche gravi, la guerra (Pace), Pamore(Vorrei ... ), il ricordo (Non ricordo, Ad un amico), i muri di incomprensione (Muri), l'incapacità di evitare l'assurdo (Mani), l'incognita (L'ignoto), quell-io" sempre vigile sul ripetersi colpevole di tanti errori-orrori della storia (Erodiade), il problematico radicamento esistenziale (La casa).

Ma è il tono stilistico a dare l'accento a questi lavori, spicci genuini senza quasi un piano, eppur aperti a tenere una situazione complessa, tesi a stabilire uno stato d'animo. Si incontrano frequenti il condizionale, l'imperfetto rievocativo, gli infiniti iterati in sequenza rimarcata (Momenti II), l'uso di un tempo presente chiaro, fermo, che mette allo scoperto I"'io" unitamente a quello di un passato prossimo in luci di saggezza (Amori), raro è a sé il passato remoto (La casa). Pure l'interpunzione si allenta, a volte in un dire confinuo per nulla uniforme (Solitudine). Un dialogare discreto/segreto, che si fa colloquio per lo più senza verbi, intenso (Erodiade), vicino a un modo di denuncia, a impeti di sdegno, più accesi nella parte delle Testimonianze. Ottica indagatrice del costume, che cerca l'animo segreto con il procedere spesso baldanzoso di ragazzo dalle mani troppo grandi. E guizzano pensieri, l'Autore muovendosi nel suo attentoo ssaggiare l'ambiente umano, i modi stessi di amare, come "Ho amato l'effimero dell'immagine/forse l'idea è finita/perché l'uomo non è capace di amare" (Amori), oppure l'incertezza dell'esistere, "Ed io non posso fermare l'attimo/riflesso nello specchio./Non voglio restare", legata all'incapacità propria, per cui "Amo la solitudine/Finerzia degli oggetti/ma quando sono solo, ho paura", e sensibile all'inquietudine, quando continua "Vorrei amare il mondo intero/e m'accorgo che sono pieno di barriere./ La mente vacilla nel dubbio"(Pensieri). La solitudine. Anche il poeta è solo, "La tua voce è muta.

Grida ... grida ... /Nessuno ti sente./Sei solo/solo con la tua voce" (Il grido del poeta), intesa nella sua unicità. Poeta inascoltato.

Difficile dire cosa cerca il lettore nella poesia. Illusioni? Chiarezza concreta veritiera? 0 un'apertura verso il possibile, verso nuovi approdi, forse suadenti? Chissà se vuole soluzioni pronte o preferisce incamminarsi su sentieri di crescita o di scoperta di qualcosa, senza maniere ingannevoli. Lo scrivere dischiude prospettive non già fatte, quindi avviate a un crescere, ad aspetti di novità, su un piano diverso dal quotidiano. E forse chi legge vuole altro dal testo poetico, anche da quanto viene (pre)mettendo chi scrive qualche indicazione in tal senso. Ma lo spazio di lettura è vasto, molteplice, in misura di quanto è capace di significare il testo stesso, che non ha da sentirsi "usurpato" né da una né da più linee di lettura, per cui anzi una linea non dovrebbe coprire l'altra, se un tale scrivere ha un centro.

A seconda dei casi uno sente nel motivo della solitudine una condizione consimile che lo coinvolge, un fatto di altri che non lo riguarda, un elemento biasimevole o viceversa da apprezzare. Non semplice sentirsi accomunati da stati d'animo entro un mondo diverso dal consueto, quello poetico-artistico. Fuori da aspetti pratici e consolatori, non dà la poesia una risposta. E rimane l'interrogativo proiettato in un piano psicologico-riflessivo: "La mente vacilla nel dubbio./Tentare la vita o rinunciare?[Una spiaggia, spero, un giorno/ sarà la risposta./Una spiaggia che forse non c"è" (Pensieri). Come per l'uomo di Raymond Queneau l'appiglio, il fondale che non c'è.

Si può trovare così, se il motivo perentoriamente scandito risulta interessante, l'affermazione oggettiva/soggettiva "Nulla esiste, nul con il procedere spesso baldanzoso di ragazzo dalle mani troppo grandi.

E guizzano pensieri, l'Autore muovendosi nel suo attentoo ssaggiare l'ambiente umano, i modi stessi di amare, come "Ho amato l'effimero dell'immagine/forse l'idea è finita/perché l'uomo non è capace di amare" (Amori), oppure l'incertezza dell'esistere, "Ed io non posso fermare l'attimo/riflesso nello specchio./Non voglio restare", legata all'incapacità propria, per cui "Amo la solitudine/Finerzia degli oggetti/ma quando sono solo, ho paura", e sensibile all'inquietudine, quando continua "Vorrei amare il mondo intero/e m'accorgo che sono pieno di barriere./ La mente vacilla nel dubbio"(Pensieri).

La solitudine. Anche il poeta è solo, "La tua voce è muta.

Grida ... grida ... /Nessuno ti sente./Sei solo/solo con la tua voce" (Il gri . do delpoeta), intesa nella sua unicità. Poeta inascoltato.

Difficile dire cosa cerca il lettore nella poesia. Illusioni? Chiarezza concreta veritiera? 0 un'apertura verso il possibile, verso nuovi approdi, forse suadenti? Chissà se vuole soluzioni pronte o preferisce incamminarsi su sentieri di crescita o di scoperta di qualcosa, senza maniere ingannevoli. Lo scrivere dischiude prospettive non già fatte, quindi avviate a un crescere, ad aspetti di novità, su un piano diverso dal quotidiano. E forse chi legge vuole altro dal testo poetico, anche da quanto viene (pre)mettendo chi scrive qualche indicazione in tal senso. Ma lo spazio di lettura è vasto, molteplice, in misura di quanto è capace di significare il testo stesso, che non ha da sentirsi "usurpato" né da una né da più linee di lettura, per cui anzi una linea non dovrebbe coprire l'altra, se un tale scrivere ha un centro.

A seconda dei casi uno sente nel motivo della solitudine una condizione consimile che lo coinvolge, un fatto di altri che non lo riguarda, un elemento biasimevole o viceversa da apprezzare. Non semplice sentirsi accomunati da stati d'animo entro un mondo diverso dal consueto, quello poetico-artistico. Fuori da aspetti pratici e consolatori, non dà la poesia una risposta. E rimane l'interrogativo proiettato in un piano psicologico-riflessivo: "La mente vacilla nel dubbio./Tentare la vita o rinunciare?[Una spiaggia, spero, un giorno/ sarà la risposta./Una spiaggia che forse non c"è" (Pensieri). Come per l'uomo di Raymond Queneau l'appiglio, il fondale che non c'è. Si può trovare così, se il motivo perentoriamente scandito risulta interessante, l'affermazione oggettiva/soggettiva "Nulla esiste, nulla diviene/il dolore sei tu (Dolore), appunto in funzione e in conseguenza di un io deluso. Non è detto che chi legge lo faccia attentamente, intonandosi con il lavoro dell'Autore. Ma avvertirà la metafora dell'uomo viandante incauto, trasposta dall'immagine del gabbiano stanco verso l'ignoto. "Venti ignoti" allora portano il suo bianco corpo, "restituendo alla luce del giorno/viandanti incauti/etemamente alla ricerca/come un gabbiano in volo "(L'ignoto). Messaggio solo di libertà insidiata o anche di resistenza inappariscente?

E non è trascurabile l'accorato "Ho visto mani tese verso il nulla/ mani stremate[ ... ] /mani sudate[_/ ... mani piegate/Ho visto mani piangere" (Mani).

Tra muri di incomprensione, il poeta si dispone in ascolto con il mondo circostante, pronto a indicare e accogliere una scritta, dice, "che ho trovato all'angolo di una via/non so più quale sia/e che ormai logorata dagli anni/ ancora grida: vogliamo tutto!" (Non ricordo). Per la sua natura lo stesso poeta vuole tutto, "si fa signore di tutto" (così Scipio Slataper in una lettera), sempre su quel piano diverso da arroganze, pretese del momento; e dice la sua totalità. Tutti motivi che toccano, per i quali vien fatto di entrare (a chi legge) in una prospettiva differita di appassionamento, in grado di avere una sua tenuta, anche per quanto possibile unitaria intorno a un centro, a un accento caratteristico e distintivo della personalità poetica (i singoli componimenti questo rivelano). Motivi che passano dandovi sostanza nel quadro di testimonianze ed esperienze anche in Germania avute dall'Autore, costituenti la seconda Parte della raccolta Bagliori. Fatti storici, politici, sociali, di soprusi e ingiustizia, di oppressione e divisioni negli anni Sessanta-Settanta, che coinvolgono nell'intimo l'Autore, intesi da lui come documenti di vita (ogni anno è un titolo, ciascuno in tre momenti), portandolo pur sempre a quel riscontro di sé, nell'ottica dei propri problemi. Anche qui si muovono sul filo di una poesia civile forme di esistenza calpestata, svilita, appunto bagliori gravi e non privi di una tenacia nel continuare a vivere: la "natura stuprata"(1974), "dal lontano Cile un canto di libertà" (1970), già di Davide Maria Turoldo il lungo lamento per il Cile, "farmaci per stroncare la fantasia" (1971), "ricordi portati via in valigia" (1972), "una stretta di mano/per suggellare un misfatto" (1973), la scritta su un muro del Quartiere Latino "Linfini n'a pas d'accent" (1968). Rassegna di avvenimenti-emozioni, addirittura da Calendario del '67 come suona il titolo di una raccolta poetica di Pratolini ritmata per mesi. Nel nostro caso, il bisogno di dare riscontro a esperienze specifiche, proprie e dell'ambiente, che non devono perdersi. Sul piano differito, indiretto dello scrivere poetico-artistico (non finalizzato, non impigliato in un senso pratico) il lettore certo sa di non confondere le cose, la ribellione drammatica con la libertà dello spirito, la rivendicazione tumultuosa di gìusti diritti con il bisogno di guardare avanti lungo un coraggioso cammino. Una dignitosa sofferenza dà respiro nello stacco dello scrivere. E Raphael Alberti aveva sciolto i suoi angeli "a stormi per il mondo", cieche reincarnazioni di ciò che di cupo in lui si agitava.

Qui, per il nostro Autore l'intimo stravolto ("disegnare 1 ricordi con la cenere dei sogni.../[ ... ]/morire assetati di vita", in Momenti, Vita e Morte) con suggestiva amarezza sì ricompone nelle cose intorno, "Gli spazi riempiti da sogni latenti / [ ... ]J Poi ci fu un'altra madre/e un'altra casa cominciò a vivere" (La casa). L’io" si ribalta nel "tu" e dice "Quando scenderanno le tenebre sull'ultimo sole/vedrai finalmente oltre la vita'-(L'ultima eclissi).

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