"Vita e morte": il titolo di quest'opera è significativo e programmativo.
La poesia di Edvino Ugolini non ha certo un carattere serenamente contemplativo né semplicemente descrittivo, ma muove dalla consapevolezza filosofica della squallida realtà della vita e si alimenta non solo di sentimenti e sensazioni, ma sopratutto di pensieri.
Di fronte al cadere di speranze e illusioni, l'uomo può assumere vari attegiamenti mentali: può trovare conforto nella fede religiosa e confidare nella felicità di una vita futura, può scegliere una soluzione edonistica e sforzarsi di spremere dalla propria vita il massimo godimento possibile, può semlicemente "lasciarsi vivere" accettando passivamente il proprio destino, oppure può combattere, insorgere ribellarsi.
Ebbene. la poesia di Edvino Ugolini è un mezzo di denuncia dell'angosciante realtà che ci circonda e di ribellione ad essa, sebbene affiori al tempo stesso, qua e là, la coscienza dell'inutilità di tale ribellione. La vita è un palcoscenico dell'assurdo: gli uomini sono costretti a recitare sino alla fine la parte che è stata loro imposta e gli interrogativi esistenziali che essi si pongono sono destinati a rimanere senza una risposta sicura.
Una visione cupamente pessimistica, quindi, quella che emerge dalle pagine di "Vita e morte". Pure, al di sopra di essa, si eleva un'ansia di rendenzione e di riscatto , che possono realizzarsi solo attraverso l'amore, unica speranza di salvezza concessa all'uomo.